mercoledì 11 giugno 2025

Enzo Jannacci, i referendum e altre sciocchezze.

Forse non c'entra con i referendum, le opposte tifoserie e la meschinità degli uomini e dei tempi...

O forse sì.

 
 Songwriter
 

 

 

martedì 25 giugno 2024

Anastasia Tyurina e la sua balalaika

Spesso accade che vada a caccia sulla rete di strumenti musicali inusuali, rari, dimenticati o poco noti dalle nostre parti. Mi interessano molto gli strumenti a corda, etnici e dall'antica storia, soprattutto quelli all'apparenza molto rustici e semplici: la balalaika è uno di questi, dotato in origine di sole tre corde, due accordate all'unisono e l'altra una quarta sopra (MI MI LA o LA LA RE sono le accordature più comuni).

Guardate e ascoltate questo fenomeno di ragazzina:




giovedì 25 aprile 2024

25 aprile, Festa della Liberazione dal fascismo e dal nazismo

Le cose, in fondo, sono semplici e chiare: basta avere l'onestà intellettuale per capirle e farle capire.  

Oggi in Italia l'onestà intellettuale, così come la cultura e lo studio, abbondano: perciò sono fiducioso...

sw


venerdì 8 marzo 2024

Roberta Gulisano - Ave Maria

 Ineccepibile. Purtroppo. Viva l'Italia!

mercoledì 6 marzo 2024

Pomo pero o pugne pugnarole

Facciamo tutto come se fosse per sempre, ma niente di ciò che facciamo è per sempre - fare la parte che ci tocca alla fine resta l'unico senso, ma al principio non è così, nè in mezzo, altrimenti non si farebbe niente.
  (L. Meneghello, Pomo pero, Milano 1974, p. 70) 

La madre di Luigi Meneghello, Giuseppina "Pia" Canciani, era una maestra di origine friulana, udinese. 

 L'inveterato fatalismo della frase origina fin troppo chiaramente da lì.
 Lo capisco e condivido fin troppo bene. 

La frase successiva è: Casa vuota, corte spenta, strada senza gente, ore senza vita, i pensieri cercano la creatura più vicina, è la gatta la sola creatura, i suoi spiriti animali fraternizzano, pare più di una sorella, di una figlia, è una cosa vivente, non morirà prima

La gatta si chiamava Plombe.

 

martedì 19 luglio 2022

Aldo Giavitto in concerto - Artegna, casa Micossi, sabato 30 luglio 2022

UDITE! UDITE!

 


ALDO GIAVITTO

IN CONCERTO AD ARTEGNA

CASA MICOSSI, 30 LUGLIO 2022, ORE 20.30.

 

Nella ghiotta e viepiù rara occasione, suoneranno e insuderanno per voi:

Aldo Giavitto, chitarra acustica, armonica a bocca, voce

Andrea Giavitto, chitarra acustica (che talora, e mirabilmente, diventa elettrica)
 

L'evento - a scanso di portoghesi e profittatori - è ad ingresso libero.

 In caso di maltempo lo spettacolo si terrà al coperto
Info e prenotazioni: +39 351 8207775

 
Bene, adesso lo sapete e non avete scuse. 
Non provate a fare i furbi: se non parteciperete numerosi, vi bannerò in eterno da tutti i miei social (che non ho) 😄!

 

giovedì 10 dicembre 2020

Post di Stefano Rolli

  Riprendo questo post, che condivido in toto, dalla pagina Facebook di Stefano Rolli, un giornalista e disegnatore satirico de Il Secolo XIX di Genova che seguo da tempo per la sua intelligente e spesso amara ironia.

La fonte è questa:

https://it-it.facebook.com/rollipage/posts/3880385625328032?__tn__=K-R

 Angela Merkel, ribadendo ai tedeschi la necessità di misure drastiche per contrastare la diffusione del contagio, ha definito "inaccettabile" la cifra di 590 morti al giorno. La cancelliera più odiata dagli italioti ha pronunciato tra le lacrime (che i più benevoli dei suoi detrattori, soprattutto nostrani, avranno liquidato come patetica performance attoriale) parole che io non ho mai avuto il beneficio di udire proferite dalle donne e dagli uomini delle nostre istituzioni. Mai ho sentito una personalità dello Stato qualificare come inaccettabile il record dei nostri 60 mila morti.
Non può stupire, giacché questa ecatombe – venti volte le vittime dell’attentato alle Torri Gemelle del 2001 – non solo non è considerata inaccettabile, ma anzi perfettamente accettabile.
Certo, non viene detto così brutalmente. Viene suggerito per consequenzialità. Viene suggerito quando si ripete che i morti sono anziani, sono malati, sono soggetti fragili, hanno patologie pregresse. Viene insinuato quando si dice che ad ogni costo l’economia deve essere sostenuta e che le scuole devono riaprire. Questa è la comunicazione con la quale tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, ci inducono a relativizzare l’assenza di 60 mila concittadini. Perché la vita deve continuare.
Ma la classe politica è soltanto l’emanazione di una comunità, l’espressione del sentimento sociale di una nazione. Ed è questa nazione che nella schiacciante maggioranza considera quelle morti un prezzo equo da pagare perché sia salvaguardato il diritto al consumo e al commercio, all’apericena, al cenone di Natale, al veglione di Capodanno, alla corsetta e alla partitella di calcetto, alla scolarizzazione della propria progenie che la didattica a distanza minaccia di sottrarre al conferimento del Nobel, al soggiorno nella seconda casa, all’ammucchiata sulla spiaggia o sulle piste da sci. Antonella Boralevi ha ipotizzato che sia un transfert freudiano quello che ci suggerisce di continuare a occuparci degli affaracci nostri mentre migliaia di concittadini schiattano e schiattano male. Personalmente temo che alle radici di questo comportamento diffuso vi sia soltanto una barbarica ferocia da Rupe Tarpea.
Questo spregevole carattere nazionale, soltanto pallidamente rappresentato dai clichés con i quali in tutto il mondo veniamo con accondiscendenza disprezzati, è figlio di un’educazione civica che ci viene impartita sin dalla più tenera età tra le pareti domestiche e poi – de facto - nel mondo dell’istruzione e del lavoro. Il precetto secondo il quale "nella vita, ragazzo mio, se non vuoi che te lo mettano nel culo devi metterlo nel culo tu agli altri". Questa parabola, declinata a volte, ma non spesso, in maniera appena più raffinata di così, è il pilastro sul quale si regge il nostro deprecabile contratto sociale, affine non a quello teorizzato da Jean-Jacques Rousseau, quanto piuttosto a quello incarnato da Totò Riina.
Costeggiando i cancelli di un istituto paritario, non più di una settimana fa, sono stato incuriosito da un festoso vociare. Sporgendo la mano oltre il muro di cinta ho scattato una foto. L’immagine immortala una ventina di adolescenti impegnati in una partita di pallone nel campetto della scuola, ammassati gli uni sugli altri, ma – va detto – muniti di mascherina. Gli sport di contatto sono interdetti, l’attività fisica negli istituti scolastici è consentita soltanto in forma individuale. Ma chissà, siccome questa scuola è gestita da suore è possibile che gli studenti godano di un’immunità divina.
Un collega qualche tempo fa mi ha detto che quando tutto questo sarà finito ci vorrebbe una nuova Norimberga. Si tratta di un’affermazione davvero forte e, naturalmente, è soltanto una provocazione. Ma se volessimo per un attimo considerarla plausibile ci troveremmo immediatamente di fronte ad un enorme problema. Non basterebbero chilometri e chilometri di corda per i cappi.

Stefano Rolli

giovedì 26 novembre 2020

Non ce n'è per nessuno (... o per pochissimi)

 Non sono mai stato un fan appassionato della musica di Paolo Conte, anche se ho ascoltato molta della sua discografia.

Non è il mio genere, ma proprio per questo m'intriga: ascoltare ciò che non appartiene al proprio consueto orizzonte musicale apre itinerari inattesi, ti mantiene curioso e vivo, suggerisce svolte impensate e originali.

Nulla da eccepire, invece, sui suoi testi suggestivi, allusivi, evocativi, originalissimi: in Italia non ce ne sono molti altri capaci di scrivere come lui. 

Forse solo il miglior Vinicio Capossela...

Ascoltando brani così, si strabilia, si gode e ci si rende conto che sì, esistono le graduatorie: c'è chi sta più in alto e chi più in basso, senza nulla togliere alla dignità di chi sta più in basso.

Tuttavia, si deve anche riconoscere che, con musicisti così, decollare sembra un gioco da ragazzi...!



martedì 20 ottobre 2020

Claudio Lolli - Non chiedere

Claudio Lolli...

 Perchè non possiamo oggi ascoltare, cantare e suonare insieme canzoni così...?

 

sw


venerdì 15 maggio 2020

"I vues di Diu" e "Grispis" - Festival della Canzone Friulana 2010 e 2017

  Ho scoperto con stupore che sono stati finalmente resi disponibili su YouTube i video delle canzoni partecipanti alle recenti edizioni del Festival della Canzone Friulana.

  Sono sempre stato fin troppo autocritico e riascoltare o rivedere le mie canzoni mi lascia ogni volta spiazzato e perplesso, ma qui, devo dire peccando di superbia (e non è un bel peccare: vedi che fine ha fatto l'Ulisse di Dante, superbo fraudolento consigliere, nel canto XXVI dell'Inferno!), resto incantato e commosso.

  Forse è anche un po' merito mio, che ho scritto le canzoni, ma la gran parte del plauso va agli arrangiatori dei brani (Valter Sivilotti e Alessio Domini), all'orchestra e soprattutto alla meravigliosa interprete Megan Stefanutti! 

  E pensare che io, cantautore old style duro e puro, autore e interprete esclusivo dei miei brani, all'inizio non ero granché entusiasta all'idea di affidarli a qualcun altro...

  Fantats, perdonaimi, s'o podês 😊!




songwriter

martedì 21 aprile 2020

D'accordo, coronavirus, ma...

Provo un imprecisato disagio, uno spiacevole senso di inadeguatezza e di oscura tensione in questo periodo di dis-grazia pandemica.

Non credo sia esattamente ed esclusivamente paura: sono e resto un fatalista e so che "di alc si à di murî" come un tempo celiavano i vecchi, forse un po' banalmente o magari non troppo, perchè erano esistenzialmente assai più consapevoli di noi della finitezza della vita.

Può darsi, invece, che il malessere derivi da questo:

La società della sopravvivenza

Il timor panico dinanzi al virus rispecchia soprattutto la nostra società della sopravvivenza in cui tutte le energie vengono impiegate per allungare la vita. La preoccupazione per il viver bene cede il passo all’isteria della sopravvivenza. La società della sopravvivenza è peraltro avversa al piacere. La salute rappresenta il valore più alto. L’isteria del divieto di fumare è in fin dei conti isteria della sopravvivenza. La reazione di panico di fronte al virus svela questo fondamento esistenziale della nostra società. Se la sopravvivenza è minacciata, ecco che sacrifichiamo volontariamente tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta.
La strenua lotta per la sopravvivenza subisce ora un inasprimento virale. Ci pieghiamo allo stato di eccezione senza opporre resistenza. La limitazione dei diritti fondamentali viene accettata senza colpo ferire. L’intera società si trasforma in una quarantena, variante liberale del lager in cui imperversa la nuda vita. Oggi il campo di lavoro si chiama home office. È solo l’ideologia della salute e della sopravvivenza a distinguerlo dai campi di lavoro del passato.
Nel corso dell’epidemia virale, la società della sopravvivenza mostra un volto inumano. L’Altro è prima di tutto un potenziale portatore di virus da cui bisogna prendere le distanze. Vicinanza e contatto significano contagio. Il virus aggrava la solitudine e la depressione. I coreani chiamano “corona blue” la depressione provocata dall’attuale società della quarantena. Alla lotta per la sopravvivenza va invece contrapposta la preoccupazione per il viver bene. Altrimenti la vita dopo l’epidemia sarà ancora più orientata alla sopravvivenza. E allora finiremo per essere come il virus, questo non morto che si limita a moltiplicarsi, a sopravvivere senza vivere.
La reazione di panico dei mercati finanziari all’epidemia è inoltre espressione di un terrore che cova già dentro di loro. Gli estremi fenomeni di rigetto tipici dell’economia globale la rendono molto vulnerabile. Malgrado il costante aumento degli indici borsistici negli ultimi anni, la rischiosa politica monetaria delle banche ha prodotto una forma di panico represso che attende uno sfogo. Il virus è forse solo la goccia che fa traboccare il vaso. Il panico dei mercati finanziari mette in rilievo, più che la paura del virus, la paura di se stessi. Il crash avrebbe potuto verificarsi anche senza virus. Forse il virus è solo l’avvisaglia di un crash ancora più grande.

Ci sarà una rivoluzione virale?

Žižek sostiene che il virus stia assestando un colpo mortale al capitalismo, ed evoca un oscuro comunismo. Crede persino che il virus condurrà alla caduta del regime cinese. Žižek si sbaglia. Tutto questo non accadrà. Ora la Cina venderà anche il proprio stato di polizia digitale come modello di successo nella lotta all’epidemia. La Cina dimostrerà con rinnovato orgoglio la superiorità del proprio sistema. Dopo l’epidemia, il capitalismo proseguirà con foga ancora maggiore. E i turisti continueranno a calpestare a morte il pianeta.
Il virus non rallenta il capitalismo, lo trattiene soltanto. Ci troviamo in uno stato di sospensione nervosa. Il virus non può sostituire la ragione. Inoltre, è possibile che in occidente finiremo per beccarci anche lo stato di polizia digitale su modello cinese. Come ha sostenuto Naomi Klein, lo shock è un momento propizio per il consolidamento di un nuovo sistema di potere. Dall’installazione del neoliberismo sono spesso scaturite crisi che hanno prodotto degli shock. S’è visto in Corea del Sud e in Grecia. Dopo questo shock virale è auspicabile che l’Europa non metta in piedi un regime di sorveglianza digitale alla cinese. In quel caso lo stato di eccezione, come teme Giorgio Agamben, diventerebbe la norma. Il virus riuscirebbe nella missione che il terrorismo islamico non è riuscito a portare a termine.
Il virus non sconfiggerà il capitalismo. La rivoluzione virale non avrà luogo. Nessun virus può fare una rivoluzione. Il virus ci isola. Non produce nemmeno un forte senso di comunità. Ora ognuno è preoccupato per la propria sopravvivenza. La solidarietà di prendere le distanze gli uni dagli altri non è solidarietà. Non possiamo lasciare la rivoluzione al virus. Speriamo invece che dopo il virus arrivi una rivoluzione umana. Tocca a NOI ESSERI UMANI dotati di BUONSENSO ripensare e limitare drasticamente il capitalismo distruttivo e anche la nostra devastante mobilità senza confini – per salvare noi stessi, il clima e il nostro bellissimo pianeta.
(© Byung–Chul Han - Traduzione di Simone Buttazzi)

 Ecco: Byung–Chul Han ha pensato e scritto precisamente quello che avrei voluto confusamente esprimere.
Lo ringrazio: io non ne sarei mai stato capace.

Qui l'articolo completo: https://www.avvenire.it/agora/pagine/byung-chul-han-filosofo-coronavirus-cina-corea-stato-di-polizia .

songwriter

martedì 31 dicembre 2019

Buena suerte

Buena suerte per il prossimo anno a tutti i miei amici e sodali.

E' evidente che sono assai invecchiato se vi regalo questa (meravigliosa) canzone di Paolo Capodacqua.

A chi ama il sogno bruciante e la storia, consiglio la lettura di Paco Ignacio Taibo II, Senza perdere la tenerezza.

 



venerdì 21 giugno 2019

Fields of gold




     Per noi, al posto dei campi d'orzo dorati sarebbero decisamente più verosimili i roncs, lis cjarandis e i boscs del Friuli collinare…

Many years have passed since those summer days
among the fields of barley
see the children run as the sun goes down

Verissimo: li abbiamo visti correre gioiosi e inarrestabili fino al tramonto e oltre i nostri bambini, e anche se non sono più  children da tempo, lo sono e lo saranno sempre nel cuore.
Non diciamoglielo, però 😄!

Invece, the sun goes down – non troppo velocemente, si spera – per noi, Nannò…

Mimnermo

venerdì 10 maggio 2019

La MUSICA

Ecco quello che, da quando ero un ragazzino autodidatta strimpellante, ho sempre cercato umilmente di suonare e dire...
Quasi mai ci sono riuscito al meglio, ma mi sembra che i miei figli musicisti abbiano compreso bene cosa intendevo.
Missione compiuta 😊!

 



giovedì 7 febbraio 2019

Goran Kuzminac

Il 18 settembre dell'anno scorso ho perso un fratello maggiore.
Non credo che riuscirò mai a elaborare il lutto.
Era un magnifico musicista e songwriter, ma soprattutto un uomo autentico, profondo, arguto e divertente come pochi, uno scanzonato e serissimo bambino con la barba innamorato della vita...



martedì 22 gennaio 2019

Alessio Lega, Ambaradan

Poi ci sono addirittura inqualificabili personaggi che scrivono canzoni così.

Eccheccazzo, ci vorrebbe più rispetto per la nostra nostra gloriosa storia patria!
Non guasterebbero un po' di sana censura, bastonate e olio di ricino...

Prima gli Italiani! Padroni a casa nostra!

"Siamo trenta d’una sorte,
e trentuno con la morte.
       EIA, l’ultima!
     Alalà!"





P.S. Alessio Lega, sciaguratamente, è proprio un anarchico marcio. Non c'è speranza di guarigione.

lunedì 21 gennaio 2019

Francesco Guccini, Canzone di notte n. 2

Francesco Guccini ha pubblicato Canzone di notte n. 2 nel LP Via Paolo Fabbri 43, disco del 1976 passato alla cronaca e alla storia perchè il titolo era il suo indirizzo autentico di quando abitava a Bologna.

Il brano in questione ha superato abbondantemente i quarant'anni: dunque, secondo i cultori dell'attuale filoneismo starnazzante e acritico, è un rottame antiquato e inservibile, per giunta maleodorante di comunismo e anarchia, da avviare insieme al suo autore al più vicino impianto di compostaggio, purchè provatamente ecologico, s'intende. 

Purtroppo, però, questa canzone mantiene ancora una sua disperata attualità, ben evidente per chi ascolti attentamente il testo.




P.S. Guccini, in realtà, non è e non è mai stato nè comunista nè anarchico, ma "il libertario è sempre controllato dal clero, dallo stato" e quello che conta non è la conoscenza critica, ma l'opinione social dei più che oggi inneggiano ai nostri ineffabili vicepresidenti del Consiglio.
Buon pro vi faccia, "stanche pecore bianche".