martedì 20 ottobre 2020

Claudio Lolli - Non chiedere

Claudio Lolli...

 Perchè non possiamo oggi ascoltare, cantare e suonare insieme canzoni così...?

 

sw


venerdì 15 maggio 2020

"I vues di Diu" e "Grispis" - Festival della Canzone Friulana 2010 e 2017

  Ho scoperto con stupore che sono stati finalmente resi disponibili su YouTube i video delle canzoni partecipanti alle recenti edizioni del Festival della Canzone Friulana.

  Sono sempre stato fin troppo autocritico e riascoltare o rivedere le mie canzoni mi lascia ogni volta spiazzato e perplesso, ma qui, devo dire peccando di superbia (e non è un bel peccare: vedi che fine ha fatto l'Ulisse di Dante, superbo fraudolento consigliere, nel canto XXVI dell'Inferno!), resto incantato e commosso.

  Forse è anche un po' merito mio, che ho scritto le canzoni, ma la gran parte del plauso va agli arrangiatori dei brani (Valter Sivilotti e Alessio Domini), all'orchestra e soprattutto alla meravigliosa interprete Megan Stefanutti! 

  E pensare che io, cantautore old style duro e puro, autore e interprete esclusivo dei miei brani, all'inizio non ero granché entusiasta all'idea di affidarli a qualcun altro...

  Fantats, perdonaimi, s'o podês 😊!




songwriter

martedì 21 aprile 2020

D'accordo, coronavirus, ma...

Provo un imprecisato disagio, uno spiacevole senso di inadeguatezza e di oscura tensione in questo periodo di dis-grazia pandemica.

Non credo sia esattamente ed esclusivamente paura: sono e resto un fatalista e so che "di alc si à di murî" come un tempo celiavano i vecchi, forse un po' banalmente o magari non troppo, perchè erano esistenzialmente assai più consapevoli di noi della finitezza della vita.

Può darsi, invece, che il malessere derivi da questo:

La società della sopravvivenza

Il timor panico dinanzi al virus rispecchia soprattutto la nostra società della sopravvivenza in cui tutte le energie vengono impiegate per allungare la vita. La preoccupazione per il viver bene cede il passo all’isteria della sopravvivenza. La società della sopravvivenza è peraltro avversa al piacere. La salute rappresenta il valore più alto. L’isteria del divieto di fumare è in fin dei conti isteria della sopravvivenza. La reazione di panico di fronte al virus svela questo fondamento esistenziale della nostra società. Se la sopravvivenza è minacciata, ecco che sacrifichiamo volontariamente tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta.
La strenua lotta per la sopravvivenza subisce ora un inasprimento virale. Ci pieghiamo allo stato di eccezione senza opporre resistenza. La limitazione dei diritti fondamentali viene accettata senza colpo ferire. L’intera società si trasforma in una quarantena, variante liberale del lager in cui imperversa la nuda vita. Oggi il campo di lavoro si chiama home office. È solo l’ideologia della salute e della sopravvivenza a distinguerlo dai campi di lavoro del passato.
Nel corso dell’epidemia virale, la società della sopravvivenza mostra un volto inumano. L’Altro è prima di tutto un potenziale portatore di virus da cui bisogna prendere le distanze. Vicinanza e contatto significano contagio. Il virus aggrava la solitudine e la depressione. I coreani chiamano “corona blue” la depressione provocata dall’attuale società della quarantena. Alla lotta per la sopravvivenza va invece contrapposta la preoccupazione per il viver bene. Altrimenti la vita dopo l’epidemia sarà ancora più orientata alla sopravvivenza. E allora finiremo per essere come il virus, questo non morto che si limita a moltiplicarsi, a sopravvivere senza vivere.
La reazione di panico dei mercati finanziari all’epidemia è inoltre espressione di un terrore che cova già dentro di loro. Gli estremi fenomeni di rigetto tipici dell’economia globale la rendono molto vulnerabile. Malgrado il costante aumento degli indici borsistici negli ultimi anni, la rischiosa politica monetaria delle banche ha prodotto una forma di panico represso che attende uno sfogo. Il virus è forse solo la goccia che fa traboccare il vaso. Il panico dei mercati finanziari mette in rilievo, più che la paura del virus, la paura di se stessi. Il crash avrebbe potuto verificarsi anche senza virus. Forse il virus è solo l’avvisaglia di un crash ancora più grande.

Ci sarà una rivoluzione virale?

Žižek sostiene che il virus stia assestando un colpo mortale al capitalismo, ed evoca un oscuro comunismo. Crede persino che il virus condurrà alla caduta del regime cinese. Žižek si sbaglia. Tutto questo non accadrà. Ora la Cina venderà anche il proprio stato di polizia digitale come modello di successo nella lotta all’epidemia. La Cina dimostrerà con rinnovato orgoglio la superiorità del proprio sistema. Dopo l’epidemia, il capitalismo proseguirà con foga ancora maggiore. E i turisti continueranno a calpestare a morte il pianeta.
Il virus non rallenta il capitalismo, lo trattiene soltanto. Ci troviamo in uno stato di sospensione nervosa. Il virus non può sostituire la ragione. Inoltre, è possibile che in occidente finiremo per beccarci anche lo stato di polizia digitale su modello cinese. Come ha sostenuto Naomi Klein, lo shock è un momento propizio per il consolidamento di un nuovo sistema di potere. Dall’installazione del neoliberismo sono spesso scaturite crisi che hanno prodotto degli shock. S’è visto in Corea del Sud e in Grecia. Dopo questo shock virale è auspicabile che l’Europa non metta in piedi un regime di sorveglianza digitale alla cinese. In quel caso lo stato di eccezione, come teme Giorgio Agamben, diventerebbe la norma. Il virus riuscirebbe nella missione che il terrorismo islamico non è riuscito a portare a termine.
Il virus non sconfiggerà il capitalismo. La rivoluzione virale non avrà luogo. Nessun virus può fare una rivoluzione. Il virus ci isola. Non produce nemmeno un forte senso di comunità. Ora ognuno è preoccupato per la propria sopravvivenza. La solidarietà di prendere le distanze gli uni dagli altri non è solidarietà. Non possiamo lasciare la rivoluzione al virus. Speriamo invece che dopo il virus arrivi una rivoluzione umana. Tocca a NOI ESSERI UMANI dotati di BUONSENSO ripensare e limitare drasticamente il capitalismo distruttivo e anche la nostra devastante mobilità senza confini – per salvare noi stessi, il clima e il nostro bellissimo pianeta.
(© Byung–Chul Han - Traduzione di Simone Buttazzi)

 Ecco: Byung–Chul Han ha pensato e scritto precisamente quello che avrei voluto confusamente esprimere.
Lo ringrazio: io non ne sarei mai stato capace.

Qui l'articolo completo: https://www.avvenire.it/agora/pagine/byung-chul-han-filosofo-coronavirus-cina-corea-stato-di-polizia .

songwriter

martedì 31 dicembre 2019

Buena suerte

Buena suerte per il prossimo anno a tutti i miei amici e sodali.

E' evidente che sono assai invecchiato se vi regalo questa (meravigliosa) canzone di Paolo Capodacqua.

A chi ama il sogno bruciante e la storia, consiglio la lettura di Paco Ignacio Taibo II, Senza perdere la tenerezza.