sabato 1 dicembre 2012

QUASIMODO RELOADED


Ognuno sta solo sul cuor della terra
digitando display o tastiera:
ed è subito sera.



martedì 27 novembre 2012

L'ULTIMA VOLTA


Da oggi è disponibile sul mercato l’ultimo (in ogni senso) disco di Francesco Guccini.

L’uomo è senz’altro invecchiato, si muove e si esprime con lentezza e pare ormai voler rimanere risolutamente e orgogliosamente al di fuori del frastuono multimediale ragliante e abbagliante, della connessione perenne con tutto/niente e tutti/nessuno.
Il “Maestrone” ha 72 anni e il sacrosanto diritto di riposare (ma solo musicalmente: non smetterà fino all’ultimo di scrivere parole...), “in pensione”, in quel di Pavana: in fondo ci ha regalato “solo” quarantacinque anni di emozioni, riflessioni, parole e canzoni che a me - e a moltissimi altri, di svariate generazioni, fino ad alcuni svegli quindicenni d’oggi! - hanno aperto gli occhi, l’anima e il cuore.
Certo, riesce difficile riconoscere d’acchito nello schivo “patriarca” di oggi l’insonne animatore delle notti all’Osteria delle Dame o Da Vito, accompagnato e affiancato da avventizi, passanti e habitués quali De Andrè (Fabrizio), Vecchioni, Eco, Benigni, Corso, Dalla, Fo, Bonvi... 
Un pezzo di storia della cultura e del costume italiani, vissuta tra “impegno”, goliardia, sprezzatura e nonchalance, come possono permettersi di fare soltanto intelligenze vivaci e acute, disponibili allo sberleffo e all’autoironia.

E’ la vita, bellezza: tutto e tutti invecchiano e passano.
Solo pochi, tuttavia, hanno coraggiosamente solcato il sentiero con pervicace coerenza e affettuosa tenacia e a me sembra che Guccini sia tra questi.

Io... speriamo che me la cavo.



sw

venerdì 23 novembre 2012

E ALLORA SCIOPERO


Bene.
Io domani sciopero.

E questa scelta, in queste drammatiche circostanze, mi costa economicamente assai perché non sono ricco, né cosi bene ammanigliato da potermi godere benefit economico-politici ad libitum ed infischiarmene serenamente e ipocritamente della drammatica crisi che avanza e tritura il futuro dei miei-nostri figli.

Non sono affatto uno scioperante abituale (ne conosco alcuni idiotamente – in senso etimologico – arroganti e intollerabili), perché ho da sempre ritenuto che il diritto dei miei studenti all’istruzione sia un cardine costituzionale decisamente prevalente sulle mie, pur giustificate, ragioni economico-contrattuali di meschino “lavoratore della conoscenza”, ma a tutto c’è, drammaticamente, un limite.

Prendo definitivamente atto, con la gratificante sensazione di un pugno al fegato, che le maggiori organizzazioni sindacali (compresa quella a cui sono iscritto) sono ormai ridotte a un pallido e pavido simulacro della tutela dei diritti democratici dei lavoratori e dei beneficiari del loro lavoro: naturalmente, perché il mondo è cambiato, la globalizzazione avanza, la crisi ci agguanta e bla bla bla...

Tutto cambia, todo cambia, certo, ma preferisco Teresa de Sio alle sirene delle magnifiche sorti e progressive dei “tecnici” col culo sempre al caldo e la carriera blindata, che spiegano lacrimando agli italiani che necessitano gravosi sacrifici in vista di ulteriori magnifiche sorti e progressive.
Per loro, cento o duecento euro in meno al mese sono una quisquilia impercettibile: qualcuno dovrebbe sommessamente spiegargli che per me e per un milione di altri sfigati, che credono ancora nella cultura e nella libertà e tengono in piedi la povera baracca della scuola italiana, significano la differenza tra la sopravvivenza e l’accattonaggio...


sw

giovedì 1 marzo 2012

MANDI LUCIO...

La lista si allunga.
Inevitabile.
E' l'età che rotola. Ma il magone resta e si profonda.

In ordine sparso: Fabrizio (De Andrè), Giorgio (Gaber), Pierangelo (Bertoli), Sergio (Endrigo), Stefano (Rosso: qualcuno se lo ricorda?), Ivan (Graziani), Bruno (Lauzi), Piero (Ciampi), Rino (Gaetano), Luigi (Tenco)...

Ho consumato le dita e il cuore sulle loro canzoni e ho imparato ben più che accordi e parole.
Alcuni mi riuscivano quasi impossibili da cantare, per ragioni di timbro ed estensione, ma ci provavo lo stesso. 
Lucio Dalla è sempre risultato uno dei più ostici per via della sua straordinaria vocalità quasi acrobatica: mai riuscito a cantare decentemente l'intera partitura de L'anno che verrà: il fellone partiva abbordabile in tonalità di RE, ascendeva blandamente e potabilmente in MI, infine s'inerpicava sul sesto grado del DO per chiudere con melodia ad anello... ma in tonalità di SOL!
E lì non ce n'era per nessuno... o almeno per me!

Vogliamo parlare di Caruso?
Forse è meglio lasciarlo fare agli esperti discettanti critici e musicologi, non potendo più contare sulla calorosa testimonianza di Luciano Pavarotti, anche lui ormai da tempo arruolato come solista d'eccezione nei cori angelici.

Tuttavia, in questo mio piccolo spazio adespoto, non vorrei acco(r)darmi al coro dei peana e dei treni d'occasione, ma riproporre una testimonianza dell'intelligenza e della sensibilità di Lucio Dalla che andava ben al di là della sua fama e del suo "mestiere" di compositore, interprete, cantante e cantautore.
Si tratta di una recente intervista di Aldo Cazzullo a proposito della "decadenza" sociale, culturale e artistica di Bologna dagli anni '60 ad oggi.

http://www.corriere.it/cronache/12_febbraio_06/bologna-grande-gelata-cazzullo_5e203172-5096-11e1-aa9f-fca1e0292c07.shtml

Quasi quasi mi rincresce di essere nato troppo tardi....