lunedì 30 agosto 2010

Mio padre...



Da quest'uomo ormai avviato lungo il declivio della vecchiaia, ma che io ricordo e immagino sempre più o meno quarantenne, ho imparato moltissimo. E' stato per molti e molti anni un fratello maggiore, l'icona della mia musica, lo specchio della cultura che mi affascinava e che amavo. Quanti libri ho letto, grazie alle sue suggestioni! E quanti giorni e notti ho consumato a suonare le sue canzoni!
"Incontro" è un gioiello che ha visto la luce su vinile nel lontano 1972, ma si tratta solo di un luogo "meno comune e più feroce" (chiedo venia a De Andrè!) e alquanto stereotipato: canzoni così non riescono a invecchiare e riascoltarle è sempre un incanto, una sorpresa, un soprassalto di emozione e l'inutile sforzo di atteggiarsi ad occhi asciutti...

sw

venerdì 21 maggio 2010

Evviva: piramidi a Cividale...!



Qualche settimana fa, mia figlia mi ha chiesto se avevo avuto contezza della scoperta di "piramidi" nei dintorni della città ducale. Ho risposto con una sbruffante risata e le ho chiesto chi mai le avesse spacciato proditoriamente una simile idiozia.
Mi ha risposto: "Alcuni miei compagni hanno visto un servizio al Tg regionale su Rai 3".
Ho messo l'informazione in memoria, ripromettendomi di verificarla e approfondirla, dato che non avevo avuto la meravigliosa opportunità di "godermi" in tempo suppergiù reale il servizio del Tg 3.

Grazie alla ferrea memoria di YouTube devo ricredermi: era tutto vero!
Intendo il fatto che l'idiozia fosse stata diligentemente propalata dalla redazione del nostro ineffabile Tg regionale, aduso a verificare l'attendibilità delle informazioni con indefettibile e professionale acribia.

Mi complimento sinceramente con Walter Maestra ("chi era costui?"): finalmente ha trovato la visibilità che giustamente compete ad uno studioso del suo calibro e, per sua fortuna, qualcuno si è peritato d'indagare il suo indefettibile curriculum di studi.

Ad maiora!

sw

lunedì 10 maggio 2010

E. Montale, Gli uomini che si voltano

Magari sarò perseguito per violazione del diritto d'autore, anche se credo che lui ne avrebbe riso di gusto...
Talvolta ho l'impressione che mi legga nel pensiero (e il presente congiuntivo non è una svista): uomini così mi mancano.
Dedicata a chi so - e non so - io.




Probabilmente
non sei piú chi sei stata
ed é giusto che cosí sia.
Ha raschiato a dovere la carta a vetro
e su noi ogni linea si assottiglia.
Pure qualcosa fu scritto
sui fogli della nostra vita.
Metterli controluce è ingigantire quel segno,
formare un geroglifico piú grande del diadema
che ti abbagliava.
Non apparirai più dal portello
dell’aliscafo o da fondali d’alghe,
sommozzatrice di fangose rapide
per dare un senso al nulla. Scenderai
sulle scale automatiche dei templi di Mercurio
tra cadaveri in maschera,
tu la sola vivente,
e non ti chiederai
se fu inganno, fu scelta, fu comunicazione
e chi di noi fosse il centro
a cui si tira con l’arco dal baraccone.
Non me lo chiedo neanch’io. Sono colui
che ha veduto un istante e tanto basta
a chi cammina incolonnato come ora
avviene a noi se siamo ancora in vita
o era un inganno crederlo. Si slitta.

(Eugenio Montale, Satura II)

lunedì 26 aprile 2010

Chitarre scordate, mais o.g.m. e pallottole spuntate...

































Photo by Tina Modotti (my beloved Tinisima...)


Noi ci stancammo
per via delle tenere piume
delle etichette
del ciarpame da terza
auspicabilmente ultima
repubblica multimediale.
Noi c’infrangemmo
le coglie allor possenti
e disarmate
al suon delle campane di Girgenti
o di Rocca delle Caminate.


All’ombra delle mode aberranti
e dell’ottusa conformità
dell’anticonformismo
e delle sue plastirivolte.
Così prevedibili e blasfeme
da rimpiangere la sapida anarchia
del popolo e la santa ignoranza
delle nonne.


Noi descrivemmo
con dovizioso artifizio
il bell’andare
di ciò che parea eterno
e in cui credemmo
fino a decollare
- in vista di una meta? -
la nostra afasica speranza.

Appena nata.

Noi abortimmo
in sala gestatoria
il pronome possessivo
le prime, le terze
persone
la bradipa impostura della storia.

Il nostro nome tu
ci sputi in faccia
e ti riesce facile
come a chi ha ragione
e spara
dentro un alibi
una maschera acconciata
di cui non resta traccia.

Noi ci stancammo
per via dell’impotenza
di maestri balbettanti
bulimica acquiescenza
al verbo dell’esistere.

Non son chi fui.
Non siamo.
L’attualità degli ex amici
è pletora pietosa
d’anime disanime
alla ricerca isterilita
e isterica
di qualcuno
o almeno di qualcosa.

Il nostro sangue seme
è stato sparso
in coiti incerti
all’ombra del progresso
diuturnamente on line
download felicità
gratuita
- release, please! -
che tutti a buon mercato
ne fruttiamo
immuni
impuni
ne godiamo!

Il nostro seme sangue
è stato sparso
per noi e per tutti
in remissione del nulla
clonato all’ennesima
impotenza
gioiosamente imploso
nella cacofonia vanìloqua
di qualunque esistenza.

Ma noi ci stancammo
per via d’inutili piume
che mai divennero ali.
E razzolammo
pigolando leziosi
nei cubiculi comodi
di questi alveari
negli spazi ergonomici
dei mondi virtuali.

Ai figli insegnammo
- patetico orgoglio -
la dubitosa palude
e morchiosa
dei padri
la taciturna rivolta
e sconfitta
delle madri.

A.